sabato 14 settembre 2013

L'amore ieri........e oscji.....


L'amore ieri........e oscji.........

Cu lu cumbile l'acqua alla funtana
scjia cu pjia a 'mmane la vagnjona,
lu jentu fascja ulare la suttana
le coscjie a tramuntana 'ncarizzava.
Lu 'nnammuratu scusu retu a chiesa
cu lu cappieddhru a 'manu la spittava
lu core li 'nzumpava inthra lu pettu
guai se li vitia la mamma oppuru u tata.
E dhru bascjiu ca scusu era 'rrubbatu
valia chiui de mille parole,
e dhra carizza ca u pettu era sfioratu
la cunfissava a lu prete la vagnjiona.
Mo' l'amore è tutta n'authra cosa
nu' se 'rrubba chiù nienzi.....
se ricala.............
lu juntu chiù nu' 'nazza la suttana,
moi nu se la mitte propriu
la vagnona.............

Miranda

domenica 8 settembre 2013

Il faro di punta palascia a Otranto. La bella testimonianza di Giuseppe Tarantino, in ricordo del padre, don Gino, che in quel faro con la sua famiglia ha vissuto la sua giovinezza.

IL FARO
di Punta Palascia - Otranto 
raccontato da chi all'interno ci ha vissuto 


Il faro... a chi non ha quel cuore, sicuramente sembrerà una fredda luce che a intermittenza compare e scompare per indicare a chi va per mare dove ci si trova in quel momento e per segnalare la costa, una secca... a chi non ha quel cuore...e questo di notte. 
Di giorno dovrebbe apparire come una specie di candela spenta messa li, a volte su un pizzo di un promontorio, a volte su una spiaggia, che so,  adiacente ad una città... sempre una cosa senza calore... può sembrare. il faro... che ne potete sapere se non lo avete vissuto, ancor di più per lunghi anni cos'è un faro! 
Un faro vive, ha sempre vissuto appunto, da quando è nato e il suo sangue sono le famiglie dei guardiani che lo hanno animato... pensate, nella maggioranza dei fari si può parlare di secoli, pensate quante famiglie si sono succedute, persone e ognuna di esse con una storia sua e fondamentalmente con nel carattere qualcosa in comune. 
Il faro…messo li come un menhir…ma diciamo pure una sfinge, esposto, a sfidare tutti gli elementi della natura ma fermo, imperturbabile, sommo testimone degli eventi della storia che gli passano d’avanti. Pensate, il faro in cui io ho avuto la fortuna di abitare, aveva una targa, d’ottone ricordo, messa sulla parte superiore dell’ingresso con la data dell’anno in cui fu edificato…1861…mi è rimasta impressa. Sto parlando del faro di capo d’otranto… il punto più ad est d’Italia… 
Otranto la porta d’oriente, come viene chiamata sin dall'antichità  la mia città natale, punto di partenza per le crociate e casomai di ritorno…dipendeva dalla fortuna. Città, primo ed ultimo baluardo della difesa della cristianità e appunto per la difesa della fede distrutta dagli ottomani…Città, dove tra le sue mura si consumò un’immane tragedia…
Città dove, sempre per quella fede, si immolarono a nostro signore 800 martiri……decapitati… ma non rinnegarono!!!

Ma ritorniamo al nostro amico faro, quello di capo d’otranto, il mio faro, cosi lo definisco io, il faro della palascia per noi salentini. Ricordo la prima volta che mio padre, Gino Tarantino, guardiano del faro mi mandò ad accenderlo…a me a soli 10 anni, il giorno della mia prima comunione! 
Però prima vi voglio descrivere dove è situato.
Geograficamente è il tallone d’italia, come ho anzidetto, il punto più ad est della penisola dove sorge per primo il sole, a soli 30 miglia marine dall’albania (60 km dall’isola di Saseno) di cui si possono mirare, quando le condizioni meteo lo permettono le bellissime montagne… a proposito c’è un proverbio locale che recita così  – quando se vidine le muntagne dell’albania lu scirocco sta alla via – e naturalmente con lo scirocco un’eventuale mal tempo! 
Dall’albania partirono i turchi, precisamente da Valona in quel tragico assedio nell’ estate del 1480. Per arrivare al faro, partendo da Otranto si deve percorrere una strada provinciale di circa 5 km , poi a piedi si fiancheggia un costone percorrendo una mulattiera di un km a strapiombo sulla scogliera che solo ultimamente è stata bordata da uno steccato, quindi si arriva alla meta, un fabbricato del 1861, allora quando vi ci abitavo, era composto da due appartamenti più i locali adibiti ad ufficio e naturalmente la colonna del faro che è alta, dalla base sul terrazzo alla punta superiore 40 metri, e una cisterna sotto l’appartamento inferiore perché li acqua neanche a parlarne, anche se, giù in mare, sfocia un fiume sotterraneo, almeno a detta di mio padre, don Gino il guardiano del faro di quell’epoca. 
Questa cisterna veniva rifornita d’acqua periodicamente da una nave della marina militare di cui ricordo ancora il nome, Metauro e ricordo le bestemmie dei marinai nello stendere quella lunga manichetta che dalla nave che ormeggiava all’ancora risaliva per tutta la scogliera sino, appunto al fabbricato sottostante il faro, e il loro traballante equilibrio sugli scogli con i loro sandali con gli occhielli… mi sono rimasti impressi! 
Poi, una volta entrati, la classica scala a chiocciola…150 scalini che io giovincello fumavo in un batter d’occhio e in ultimo 6 o 7 scalini di legno, dopodiché si arrivava alla magica lanterna, 3 facciate di strisce di cristalli a forma di cerchio, partivano da quello più grosso, poi l’uno dentro l’altro gli altri cerchi più piccoli, ogni facciata ne erano tre o quattro. 
Ricordo che mio padre, don Gino, come lo chiamavano i pescatori di canna ma professionisti e i pecorai, come chiamavamo noi i pastori di pecore che facevano pascolare le loro greggi li davanti alle nostre finestre, mi diceva sempre - questi cristalli provengono dalla Svezia- … per rincararne la preziosità, tutto ciò montato su un telaio di ottone che noi figli, sistematicamente, periodicamente pulivamo ma, per me era un piacere dopo, vederli brillare più dell’oro. Sotto questo presunto tesoro vi era un sistema di orologeria con un contrappeso di piombo fissato ad un cavetto d’acciaio che si caricava con una manovella, 100 giri! Questo per scandire con precisione i fasci di luce. 
Il lampo doveva apparire ogni 5'', perché dal periodo d’intervallo tra l’ uno e l’altro si riconosce specificamente un faro. La corda si dava quando si accendeva il faro, mezz’ora prima del tramonto e a mezzanotte! Il faro di Capo d’Otranto, come ho anzidetto, è situato alla fine di una scoscesa scogliera a meno di 100 metri dal mare e poi ai lati e alle spalle scogli e massi che però sino a 40- 50 metri dalla riva sono ricoperti dalla classica vegetazione mediterranea a fusto basso, molto basso, modellata così dal vento che spira instancabile quasi sempre, che comprende il mirto, il timo, l’origano e poi cespugli spinosi e altre piante che, tutte insieme diffondono il caratteristico profumo che sa di mediterraneo insieme alla fragranza del mare, che li quando spira lo scirocco si trasforma in un’impetuosa mareggiata e onde, gigantesche, s’infrangono sulla scogliera rombando e spumeggiando diffondendo appunto nell’aria quelle micro goccioline, elemento essenziale. 
Fino ai primi anni 60, la luce del faro era alimentata dal petrolio come del resto tutta l’illuminazione… lumi di ottone. dopo arrivò l’elettricità e cambiò qualcosa, in meglio naturalmente ma si perse un po’ di fascino e comunque fu anche montato un gruppo elettrogeno in caso andasse via la corrente, perché il faro non doveva spegnersi mai. Se non funzionava il gruppo, quando mancava la corrente c’era un fanale a gas a parte ed in extremis… si ritornava al lume a petrolio… il faro la notte non doveva mai spegnersi ne la lanterna fermarsi nel suo giro a distribuire i fasci di luce! Li al faro c’era anche di che distrarsi, si pescava con canne e lenze e don Gino, allievo di quei pescatori su citati, sapeva ben fare e spesso portava a casa occhiate, saraghi, aguglie e il pezzo forte, più ricercato, la cernia! La cernia, allora bastava pescarla così – si catturava in precedenza un piccolo polipo e lo si passava sulla fiamma per qualche istante in modo che si arricciasse e mantenesse il suo profumo di fresco, si prendeva una grossa lenza con un grosso amo, si innescava il polipo e si buttava in mare sotto costa - la mattina dopo, se si era fortunati poteva capitare di trovare attaccata una bel pezzo! E poi si assisteva alla migrazione degli uccelli, specialmente tortore e quaglie che stanche della traversata, trovavano li il primo punto d’appoggio, e poi falchetti allodole e tante altre specie.  Quando pioveva a settembre – ottobre, si raccoglievano le lumache, da maggio i capperi, che crescevano spontaneamente e a luglio l’origano. 
Io praticamente sono cresciuto su quei scogli e se penso al modo con cui ci correvo sopra mi vengono gli incubi, scogli che sembrano le guglie di una chiesa gotica…ma chi ci pensava allora! Un’altra cosa che mai potrò togliere dai miei ricordi era il vento…li soffia quasi sempre. Ricordo il rumore incessante delle finestre che tremavano sotto le raffiche, rumore che sembrava si esaltasse specie quando andavo a letto la sera, pareva che i vetri, da un momento all’altro dovessero cedere e io mi insaccavo ancora di più sotto quelle coperte che sembravano zuppe d’acqua tanta era l’umidità, umidità che faceva staccare i calcinacci dalle volte e quando trapelava la minima corrente d’aria sembrava che nevicasse e pertanto ogni estate, armati di buona volontà si doveva rimbiancare tutto, arte questa che fortunatamente ho portato dietro negli anni. Un altro lavoro periodico, era quello di ravvivare il colore degli scalini a chiocciola e voi vi domanderete perché…erano e forse lo sono ancora di lavagnite e quindi, appunto per far risaltare il nero del minerale si passava uno straccio inumidito di gasolio, pensate, 150 scalini e tutto quell’odore misto di nafta, umidità e vari tipi di pitturazioni lungo la scala, tra passamano, porta lampade, finestrini e qualunque altra cosa si trovasse li, tutto questo miscuglio di odori che sicuramente doveva essere sgradevole, pensate, a me è rimasto più che nella mente… nel cuore. 

Nel cuore perché, il fascino del faro, dal quale sarò coinvolto per tutta la vita, è fatto di queste piccole cose e a volte capita, in certi ambienti attuali, di risentire o di rivivere anche se in modo molto lato queste situazioni e credetemi, sento nel petto una dolce stretta che sa sicuramente di nostalgia e immancabilmente, davanti a me, ogni volta è come se si materializzasse la figura di don Gino che in tutti quegli anni trascorsi li al faro, ha trasmesso in me e agli altri miei fratelli, eravamo in sei: Rita, Rosaria Damiano, Florinda, io e la più piccola Anna Maria un’infinità d’insegnamenti, molti di questi da lui appresi in svariati anni di imbarco nella marina militare durante le numerose guerre, dall’Africa alla Spagna sino alla II guerra mondiale, bombardato e affondato e navigazioni in tutto il mondo
Spesso, questi insegnamenti, nella mia vita attuale tornano ancora utili! 
E questa, in grosso modo era la vita che si svolgeva una volta al faro. Al mio faro e penso anche negli altri disseminati in tutto il mondo, ognuno con un suo fascino particolare e ognuno con le sue storie anche fantastiche che immancabilmente nascevano e si tramandavano perché, noi che vi abbiamo vissuto, siamo convinti che un giorno, quando immancabilmente arriverà quel giorno, li vi faremo ritorno.
Così ci piace pensare che sia, per poter almeno in parte soddisfare quella voglia di rivivere quello che ormai c’è stato e purtroppo non ci sarà più. 
Questo racconto lo scrissi nel 2010 nonostante non sia mia arte farlo ma ... mi sono sentito in dovere di ricordare la figura di mio padre reggente del faro sino al 1978 insieme al suo collega e carissimo amico Elio Vitiello.

venerdì 6 settembre 2013

Le persone perbene esistono ancora in Italia. All'imprenditore milanese che ha adottato il neonato di Palermo dico Grazie.


Le persone per bene in Italia esistono ancora.

La storia di quel neonato palermitano sfortunato che nessuno voleva adottare pare si sia conclusa bene.
Il tutto grazie ad un imprenditore milanese che ha annunciato che si prenderà cura di questo neonato e che sosterrà le spese per tutta la sua vita.
Insomma una storia commovente finita a lieto fine. 
L'imprenditore milanese, che ha voluto rimanere anonimo pare sia intervenuto in altre occasioni offrendo una casa ai senzatetto, saldando debiti, pagando affitti, assicurando cure costose.
Ce ne fossero di persone cosi ... questa storia mi fa ricordare quanto detto in merito da Oriana Fallaci.
A che serve in fondo tenere tutta la ricchezza per se?
Ora il bambino, che probabilmente rimarrà sordo e cieco a causa delle ferite, è stato affidato legalmente dal Tribunale dei minori - che ha tolto la patria potestà ai genitori accusati di tentato omicidio - al direttore sanitario Giorgio Trizzino e ad un avvocato nominato d'ufficio.
Ci sono un medico e un infermiere che si sono dichiarati pronti all'adozione e sono arrivate alcune richieste per dare aiuto, ma l'offerta del benefattore ha acceso la vera speranza di un futuro per il piccolo.


giovedì 5 settembre 2013

La fine politica di Silvio Berlusconi.


Berlusconi prenda esempio ..... sigh... sigh ... dall'ex On. Cesare Previti .... che nella situazione simile annunciò le dimissioni da deputato ... prima della dichiarazione della Camera della decadenza da parlamentare .... 
E tenga presente che il ricorso alla C.E.D.U. dello stesso Previti .... fu dichiarato inammissibile ....  
Berlusconi prenda atto che la sua carriera politica, alla luce delle ultime notizie, è durata anche troppo.
Si ritiri a vita privata e pensi all'esito dei restanti processi a suo carico poiché in caso di nuova condanna le pene le dovrà scontare per intero.

Leggere ... Poesia di Miranda Bibbò.



Leggere 

Un battito di ciglia 
posato li tra le pagine,
impercettibile...
inafferrabile magia 
di un momento
bagaglio di un viaggio
che disfo ogni volta
che giungo alla fine,
fra le voci d'inchiostro
che sto li ad ascoltare,
fra la danza dei fogli
è la magia del cercare......

Miranda Bibbò

Berlusconi sui condannati per reati fiscali.

sabato 31 agosto 2013

Dear President of the United States of America, Barack Hussein Obama. I am writing.


Dear president of the United States of America, Barack Hussein Obama,

the United States of America, without attempting any kind of dialogue, are willing to use weapons against Syria.
You have a family, don't you?
What would you do if someone threw bombs on your home and on your country? Do you think it would it be enought enjoing for you? Did you ask to syrian people if they agree with you and your new war?
Who is writing to you is a former military man.

giovedì 29 agosto 2013

Commento personale sulla sentenza della Cassazione sul caso Mediaset da parte di un ignorante in materia.


Cari amici del PDL dopo aver letto (in precedenza) la sentenza della Corte di appello di Milano e oggi le 208 pagine della scrupolosa e minuziosa sentenza della Cassazione sul caso Mediasetda ignorante in materia, posso comunque tranquillamente dire la mia, come blogger, sulla questione.
Berlusconi Silvio da Arcore se la deve prendere con se stesso che all’epoca ha voluto strafare dopo essersi indebitato a dismisura ha trovato il modo di risolvere i propri problemi grazie anche a "Craxi". 
E gli è andata anche bene perché per i redditi degli anni 1996-1997-1998-1999 (complessivamente 301 miliardi di vecchie lire) il reato è stato dichiarato ormai estinto per (la solita) prescrizione.
Per risolvere i suoi problemi ed arricchirsi meglio è entrato in politica creando le frodi carosello. Il destinatario principale dei benefici derivanti da tali illeciti è risultato essere, a mezzo delle prove testimoniali e documentali, Silvio Berlusconi.
Se la deve prendere con se stesso per aver creato denaro occulto nei paradisi fiscali e numerose società offshore.

Per aver creato “un gioco dei gusci vuoti … con la finalità di evadere le tasse italiane". Per non essere riuscito a evitare di ricostruire il tutto con le testimonianze anche documentali contrarie alla sua difesa (per tutte la testimonianza del Pugnetti e la mail di un certo Schwalbe a Kaner) che lo condannano definitivamente e con le transazioni bancarie.
I testi hanno confermato che era BERLUSCONI Silvio a dare l’ultima parola negli affari della frode fiscale.

Se la deve prendere non con i giudici ma con i suoi avvocati che si sono attaccati e fissati troppo sulle questioni processuali, sui ripetuti impedimenti a comparire per le riunioni del Consiglio dei Ministri (dallo stesso convocate quando era già a conoscenza delle udienze in Tribunale) e fatto perdere tempo prezioso ai giudici che lo hanno giudicato (sono evidenti nella sentenza le continue bacchettate della Cassazione agli avvocati che hanno scambiato le mere irregolarità a cause di nullità).
L'altra verità è che Berlusconi Silvio da Arcore ha sempre tentato di sottrarsi alla giustizia.
Finanche a mezzo di un ricovero per “uveite” guarda caso “bilaterale” che non impediva all’imputato di stare in aula.
Se la deve prendere con i suoi stessi testi (alcuni non si sono neppure presentati in Tribunale) e quindi con i suoi avvocati perché non hanno pensato, invece, a demolire le accuse (che è cosa ben diversa) rivolte contro il loro assistito. 
In definitiva Berlusconi Silvio da Arcore ha preso in giro milioni di italiani. E' un evasore fiscale e non può certamente rappresentare le istituzioni italiane e tanto meno gli italiani a nulla rileva che una parte di questi lo vorrebbero ancora come loro leader.
Questo è il mio personale commento sulla questione.
Gli amici del PDL che vorranno discutere lo potranno fare sulla base della ineccepibile sentenza dei giudici di legittimità.
Non hanno alibi.