Google+ Followers

lunedì 20 ottobre 2008

Una legge non può eliminare le "Morti bianche".


Lo avevo sostenuto il 3 Maggio 08 http://otranto.beeplog.it/140339_410606.htm sul mio blog. Una legge non può eliminare le "Morti bianche".


Prova ne è che vi sono ancora morti sul lavoro ogni giorno e sempre più numerosi.

Non servono neanche gli appelli e le parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

La morte sul lavoro è sempre esistita e mai si estirperà per "legge". Basta leggere attentamente i fatti di cronaca. Sono tutte morti “accidentali” o per "distrazione" e nessuno mai potrà farci nulla. E con i tempi che corrono e sopratutto con i problemi seri che affliggono gli operai sarà dura porre fine a queste morti bianche.

La differenza rispetto al passato è solo che oggi le notizie viaggiano velocemente da un capo all'altro del mondo. 

Lo ribadisco, anche quando ero io un ragazzino, gli operai - nati nei cantieri - perdevano un dito, una mano, un occhio e anche la vita.

Ma questo è naturale. Perché in realtà in ogni “lavoro” ci può stare la distrazione, l’improvvisazione, l’inesperienza, la sbadataggine e le “preoccupazioni” anche familiari che nessuna legge sulla sicurezza può eliminare. 

È questo quello che dovrebbero mettersi in testa i parlamentari che vivono solo di privilegi e lontani anni luce da questi problemi sopratutto di quelli che devono poi affrontare i familiari.

Non si può poi pensare di eccedere troppo con le leggi poiché si rischierebbe di chiudere per sempre tutti i cantieri oppure di rendere i costi (per esempio di una casa) ancor più eccessivi. E lo dico con convinzione.

Quanto al fenomeno delle morti bianche io sono ancora dell’’avviso che oggi chi lavora, svolge il proprio incarico pensando ad altro e non al lavoro che deve svolgere. Questo causa a volte le morti bianche. La realtà è questa. E ne sono convinto.

Inutile quindi fare leggi e lanciare appelli. Se in Italia c’è un morto ogni 7 ore è evidente che i problemi sono altri.

Forse i nostri politici non hanno ancora capito che per molti in Italia è diventato più difficile vivere. E in queste situazioni per un operaio che si reca al lavoro il pericolo è sempre in agguato. Come quando si guida un auto pensando ad altro.

Quanto ai cantieri per esempio edili chi di noi non è entrato in un cantiere ?
Allora se ci si fa un esame di coscienza ci si può rendere conto che rispettare tutte le leggi in materia e in ogni circostanza è veramente difficile.

Forse anche l'eccesso di leggi sta causando l'effetto contrario.
Eppoi come si può far rispettare queste norme se il più delle volte l'operaio fa il proprio mestiere contro voglia, perchè mal pagato oppure pensa altrove ?

Eppoi siamo sicuri che i dispositivi di protezione individuali consentono di fare il proprio lavoro in ogni circostanza ? Certo è che in alcune circostanze proprio i dispositivi fanno triplicare i tempi di esecuzione dei lavori. E mi riferisco ai guanti, al casco, alle cinture ecc.. ecc... 

A volte sono sicuramente di intralcio e fastidiosi ed infatti sono in molti a non utilizzarli.

Ma mi chiedo anche se i lavoratori di oggi contrariamente agli anziani sono sempre consapevoli dei rischi che corrono perchè a me ciò non pare sia così.

Allora dipende forse dall'inettitudine degli operai a fare certi mestieri ?

Impalcature senza parapetti, macerie, buche e ferri che escono dal terreno ovunque ci sono sempre stati nei cantieri. Infatti la situazione di 40 anni fa non era sicuramente migliore.

Allora come mai oggi nonostante la tecnologia si moltiplicano questi fenomeni ?

Non sarà appunto questione di "testa" ? Può essere che mentre si lavora si pensa ai problemi della famiglia ? Oppure dipende dalla stanchezza fisica ?

E prima di pensare agli straordinari per questi operai i parlamentari hanno fatto i conti con questo tipo di problemi?

E poi a chi resta chi ci pensa ?

In Italia a quanto pare si dice che non c’è sicurezza sui posti di lavoro ma io dico che non c’è sicurezza neanche per chi perde l’unica fonte di reddito.

Mi riferisco a tutti coloro che perdono un familiare e a quelle familgie monoreddito. Non vi è alcuna norma, mi pare tra quelle esistenti, che tratti questo delicato argomento.

Ad ogni tragedia si accendono i riflettori si fanno promesse e si danno speranze ma poi i problemi per chi resta rimangono. Si pensa a realizzare testi unici sulla sicurezza trascurando del tutto uno dei problemi più gravi ovvero gli effetti che produce un infortunio mortale per chi resta (pensiamo per esempio ad una giovane moglie con figli in tenera età).

L'argomento va sicuramente approfondito perchè ritengo che non possa una legge eliminare queste disgrazie. Il problema dovrebbe essere affrontato sotto altri punti di vista.

Per esempio sullo stato psicofisico e psicologico di questi lavoratori che svolgono lavori pesanti e stressanti.

E per finire sui drammi dei decessi violenti che non si concludono con gli incidenti poiché i nuclei familiari - dopo le promesse - vengono abbandonati: senza appoggio economico e psicologico.

Per quest'ultimo argomento in particolare credo che il legislatore dovrebbe come minimo prevedere una norma specifica che tuteli i familiari più stretti in occasione di queste tragedie. Ovvero per loro un lavoro sicuro e non precario (questo SI per legge).

Sarebbe il minimo per un paese civile e democratico come l'Italia. L’auspico mio è quindi che le istituzioni facciano davvero la loro parte.

Io dico la mia.

Nessun commento: