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martedì 30 settembre 2008

Muri a secco










Il Salento è una terra carsica bruciata dal sole che abbonda di materiale pietroso.
Assoggettare questa terra è stato per i contadini un compito durissimo
Per renderla coltivabile è stato necessario ”ripulirla” dalle pietre che sono state accumulate da formare cosi' le "specchie" salentine o messe ai bordi dei campi, fungendo come limite del campo stesso.
Il cumulo ha poi assunto un aspetto definito con forma e dimensione, diventando un elemento caratteristico della campagna salentina, al punto da richiedere una persona specializzata nella sua costruzione, “lu paritaru”.
La tecnica costruttiva è piuttosto semplice; si realizza una base composta di due file parallele di pietre grosse e con forma quasi regolare. Su questa base saranno sistemate le altre pietre cercando di giustapporre le facce in modo da dare una certa omogeneità all’insieme, riempiendo il più possibile gli spazi vuoti.
Una volta raggiunta l’altezza desiderata, la copertura veniva realizzata con lastre di pietra più regolare.


Alcuni muri hanno nella parte alta un elemento caratteristico denominato paralupi.
Si tratta di un cordolo fatto con pietre piatte che sporgono verso l’esterno, per impedire agli animali selvaggi di arrampicarsi e penetrare nei recinti che custodivano conigli e galline.
Il muro a secco ha assolto non solo la funzione di delimitare le proprietà (chiusure), ma anche di difesa del territorio, basti pensare alle specchie per l’avvistamento o ai muri di fortificazione d’epoca messapica, realizzati con blocchi monolitici enormi e lineari ed anche per fornire un impedimento fisico all'intrusione nei terreni di uomini o animali.
*** Fonte: Otranto Point ***

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