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martedì 23 dicembre 2008

Abrogate con un decreto legge le norme primarie e antiquate.

Il governo ha reso noto che entro giugno 2009 entrerà in funzione “Normattiva”, ovvero, la banca dati pubblica e gratuita delle leggi statali vigenti.
Il governo ha reso noto, inoltre, che con un decreto legge ha abrogato oltre 29 mila leggi ritenute ormai superate. Era ora dico io.
Con il decreto legge in questione sarebbero state abrogate sopratutto leggi del Regno d’Italia ancora vigenti. Ma una domanda, da cittadino comune, mi viene spontanea.
Se una norma di quella specie è ancora vigente e quindi collegata certamente a tante altre leggi successive come è possibile che si sia pensato di abolirla con un decreto legge?
A me risulta per esempio che molte di questi leggi antiche sono tuttora richiamate da quelle più recenti ove specificano addirittura il “rinvio”.
Io sono d’accordo ad eliminare le leggi arcaiche ma inviterei il legislatore anche ad eliminare o ridurre al minimo, almeno nelle nuove leggi, i “richiami” e i “rinvii” ad altre norme che non fanno altro che far diventare pazzo anche chi le leggi le deve poi applicare.
Meglio una legge più estesa ma chiara ed esauriente di una breve che rinvia a mille altre norme. Trovo interessante poi l’utilità di questa operazione in considerazione del fatto che risultavano ancora vigenti leggi di chiaro stampo fascista (Legge 19.1.39 n. 129 - Istituzione della camera dei fasci e delle corporazioni), nonostante la soppressione della Camera dei fasci (Rdl n. 705 del 1943), in quanto mai abrogata espressamente.
Quindi sotto questi aspetti le notizie diffuse dal governo le trovo davvero interessanti.
Ma i motivi di questo post sono diversi.

Primo: rilevare che ancora una volta il governo nonostante le promesse elettorali (in verità di entrambi gli schieramenti) non ha messo mano alla “riduzione dei parlamentari”. E non ha messo mano all’abrogazione di almeno una parte di quelle leggi che prevedono un eccesso di “privilegi” a chi fa politica, ovvero, una “Professione” ormai ben remunerata di per sè.

Secondo: la singola spesa prevista per l’inserimento e la marcatura di un atto legislativo nella banca dati pubblica è stata stimata in circa 200 euro.
Ebbene considerato l’alto numero di atti da inserire nella banca dati io mi propongo a farlo spontaneamente alla modica cifra di 50 euro per atto! Un invito questo da non sottovalutare per il governo visto i tempi che corrono.
Io dico la mia.

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