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martedì 30 settembre 2008

Alpinisti italiani beffati ? Credo di no.


Venerdì, 19. Settembre 2

Ho appreso che i Pakistani si sono rivalsi sugli alpinisti italiani (Nones e Kehrer), soccorsi tempo addietro dopo essere stati bloccati per 11 giorni sul Nanga Parbat (Himalaya), per le spese sopportate, mentre questi tentavano un "impresa alpinistica".

In quella circostanza ci scappò anche il morto purtroppo (Karl Unterkircher).

Ora gli alpinisti pare si siano lamentati per il conto salato ricevuto pari a 48.594 dollari (circa 33 mila euro) chiesto dai pakistani per una tragedia che si poteva evitare.

Si lamentano del fatto che il conto non sia stato saldato dall'ambasciata italiana di Islamabad ovvero dalla Farnesina!

Anzi per dirla tutta ritengono di aver subito proprio una beffa !

Ma scherziamo ? Secondo la mia umile opinione gli è andata fin troppo bene che non sono morti.

Non si può mica pensare poi che quel paese vada a soccorrere gratuitamente ogni volta il primo fesso o impreparato che tenta un'impresa !

Questi cittadini con l'hobby dell'alpinismo all'estero dimenticano forse che l'America si trova solo in Italia!

I sopravvissuti dell'Himalaya forse non sanno che già in Italia chi subisce un incidente per esempio stradale e viene trasportato in ospedale medicato o ricoverato viene costretto poi a pagare tutte le spese !

Provare per credere sono esentati solo quelli che provano di aver ragione (paga l'assicurazione della controparte).

Le colpe se le dovrebbero assumere tutte pertanto non solo per aver tentato l'impresa all'estero che si poteva evitare ma anche per non aver stipulato un'adeguata assicurazione per quel tipo di spedizione o meglio di impresa.

Infatti l'assicurazione (austriaca) stipulata non pagherà per una postilla apposta sul contratto che escludeva proprio la prima scalata in assoluta.

Giusto pertanto non pesare sui contribuenti italiani. Ci mancherebbe anche questa.



Piuttosto si dovrebbero preoccupare del fatto che con l'impresa si è perso una vita umana.



Io dico la mia.

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